Paolo incontra Rocco sul pianerottolo con una domanda pronta. Sta cercando un’offerta internet per casa e ha passato la sera ad aprire schede sul portatile.
«Tu hai la fibra?»
«Sì, da anni.»
Paolo è già a metà del “perfetto” quando Rocco aggiunge: «Credo. Aspetta che ti faccio vedere».
Rientra a prendere il telefono. Nella documentazione del contratto trova una sigla: FTTC. Sullo schermo di Paolo, invece, l’offerta che stava guardando dice FTTH. In un’altra scheda c’è scritto FWA.
«Io cercavo soltanto di mettere internet», dice Paolo.
Il punto in cui la fibra finisce
Rocco gli propone un caffè. Mentre il caffè sale, Paolo apre la descrizione tecnica delle offerte e cerca il significato delle lettere.
FTTH significa Fiber to the Home: la fibra ottica arriva fino all’abitazione. Con FTTC, Fiber to the Cabinet, arriva fino all’armadio stradale; da lì a casa il tratto finale è in rame.
«Quindi la mia è questa», dice Rocco, indicando FTTC.
«Il tuo contratto sì. Io devo ancora vedere cosa mi fanno attivare adesso.»
Paolo aveva preso il “sì” del vicino come una verifica della copertura. La documentazione descrive la linea di Rocco, attivata anni prima. Per conoscere le possibilità attuali del suo appartamento serve una ricerca con il proprio indirizzo completo.
Torna alla pagina dell’offerta FTTH, inserisce via e civico e aspetta il risultato. Poi annota la tecnologia proposta insieme al nome dell’operatore. Il titolo della promozione, da solo, non gli diceva che cosa avrebbero attivato a casa sua.
Dalla finestra Rocco gli indica l’armadio sul marciapiede. Paolo rilegge la descrizione della FTTC: distanza dall’armadio e qualità del tratto in rame possono incidere sulle prestazioni. Non gli basta quindi copiare il risultato ottenuto da un amico che vive dall’altra parte del quartiere.
«Però il Wi-Fi del tuo telefono qui prende bene», osserva.
Rocco alza le spalle. «Anche io, prima di stamattina, la chiamavo tutta fibra.»
La connessione che arriva via radio
Paolo riapre la scheda FWA. L’aveva quasi scartata perché pensava fosse un ripetitore per il Wi-Fi, uno di quelli da mettere nel corridoio.
La descrizione parla invece di Fixed Wireless Access: il collegamento verso l’abitazione usa una tratta radio. Il Wi-Fi con cui il telefono si collega al router dentro casa è un altro passaggio.
Nelle informazioni d’installazione legge che, secondo la soluzione, possono essere previsti un apparato interno oppure un’antenna esterna. Prima di scegliere deve verificare la copertura e la fattibilità per quell’indirizzo, compresi gli eventuali interventi richiesti.
Paolo cerca l’upload, poi le condizioni del servizio. Rocco gli passa il caffè e gli chiede cosa debba farci con internet.
Lavora alcuni giorni da casa, manda file ai colleghi e la sera guarda film. Paolo cerca quindi anche i parametri dichiarati nell’offerta, insieme al numero massimo mostrato nella pubblicità. Segna di chiedere le condizioni applicabili alla propria linea: la sigla della tecnologia, da sola, non gli basta per sapere come andrà il servizio.
Rocco apre uno speed test e gli mostra lo schermo.
«Così almeno sai come va qui.»
Il test misura la connessione che stanno usando in quel momento, dal dispositivo di Rocco. Non verifica quali nuove offerte siano disponibili nell’appartamento di Paolo. Lui salva il risultato per il vicino e torna ai dati della copertura.
Quando esce ha ancora da scegliere il contratto. Sul telefono, però, ha annotato le tecnologie disponibili e le domande sull’installazione. Prima aveva soltanto tre schede aperte e la parola “fibra” ripetuta dappertutto.
Rocco lo richiama dalla porta. «Quando scegli, poi me lo dici? Magari guardo anche la mia.»
Paolo annuisce. «Certo. Intanto cerca il contratto.»
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